Campi Rom: qualcosa, pian piano…si muove

 

Che lo smantellamento del Camping River (che doveva fare da apri pista) si sia rivelato un flop ormai è un dato di fatto. Dall’approvazione del Piano di Smantellamento dei Campi Rom, ci si è barcamenati tra corsi di formazione, agenzie immobiliari, vaccinazioni dei bambini, domande per l’assegnazione di case popolari, scolarizzazione e regolarizzazione dei documenti. Ma tutto questo non è stato sufficiente per rispettare le tempistiche che hanno disatteso totalmente i termini iniziali, protraendo il tutto fino al punto di arrivare al perentorio ordine di sgombero di queste ore da parte dell’amministrazione capitolina.

 

E per scongiurare un ulteriore fallimento, si stanno intensificando le azioni da mettere in campo per il superamento dei campi la Barbuta e la Monachina, la cui chiusura è prevista per il 31 dicembre 2020.
Mentre nel villaggio di Prima Porta il Comune sta per allontanare 300 famiglie che non hanno trovato un’alternativa abitativa, per la baraccopoli situata proprio sotto il cono di volo di Ciampino le tempistiche sono molto più lunghe e con non poche difficoltà.
Il responsabile dell’area sociale della Croce Rossa di Roma, Lino Posteraro, che ha vinto il bando per la gestione del campo, in una nota dichiara: “Non nascondo che ci sono delle grosse difficoltà. Ma abbiamo cominciato da poco e piano piano stiamo raggiungendo i primi risultati”.

 

I fondi stanziati (europei, ndr) sono pari a 1 milione e 570mila euro e le finalità del progetto vanno oltre al mero smantellamento del campo. Il fine primario è quello di assicurare una sistemazione alternativa ed un’autonomia tale da garantire, agli abitanti del campo, l’integrazione sociale.
L’attività dell’ente che si è aggiudicata il bando è iniziata a febbraio scorso e, da una prima mappatura, sono 111 i moduli abitativi, con dieci famiglie che risultano irreperibili e solo tre che hanno accettato di seguire il percorso riabilitativo. La priorità per le restanti 99 famiglie è quella di trovare un’occupazione ed è per questo che si è reso necessario, in una fase iniziale, individuare le attitudini professionali di ognuno per redigere dei curricula!

 

In collaborazione con la Confcommercio di Roma si sono già svolti i primi colloqui e, per tre persone, si sono rivelati positivi, essendo poi stati assunti in una ditta di pulizie.
Ma se l’inserimento occupazionale inizia a produrre i primi effetti, quello abitativo risulta molto più difficile. Il piano capitolino prevede un bonus affitto fino ad  800 euro al mese per due anni ma, per il Campidoglio, la firma di un contratto di locazione è propedeutica all’erogazione del contributo stesso. L’assenza di garanzie e i pregiudizi non aiutano nella ricerca degli alloggi, ma qualche contatto con le agenzie immobiliari e con privati c’è stato, tanto che alcune famiglie rom hanno anche visto degli immobili, ma finora nessuna di queste visite si è conclusa con un contratto.

 

E’ stata presa in considerazione anche la possibilità di inoltrare la domanda per l’assegnazione di una casa popolare, soluzione a cui hanno fatto ricorso 30 famiglie su 99, ma l’iter burocratico delle graduatorie, monitorate costantemente dall’ente che gestisce il campo, sono lunghe. Ma se la strada per La Barbuta sembra delineata, per le famiglie del Camping River è tutta un’altra storia. A causa del mancato raggiungimento degli obiettivi, l’attenzione capitolina si è concentrata sul rimpatrio assistito a cui 14 famiglie, su 350, hanno aderito.

 

Si tratta di un sostegno economico pari a  1000 euro l’anno a persona o  3000 euro a famiglia secondo le singole condizioni economiche e i termini dei progetti in cui rientreranno.
Ma la stragrande maggioranza delle famiglie che non ha aderito dorme in strada, nell’attesa dello sgombero definitivo previsto, presumibilmente, per la giornata di martedì prossimo.