
Le politiche pubbliche di accoglienza sono sempre state ossessionate dalla questione dei costi economici che lo Stato deve sostenere per accogliere le persone che si sbarcano sulle nostre coste e chiedono protezione. Ossessione che si manifesta ancora prima di Mafia Capitale e continua a rappresentare l’argomento del giorno.
Troppa è l’attenzione concentrata sulle quantità delle risorse pubbliche investite e troppo poca quella rivolta a considerare le modalità in cui le stesse vengono impiegate.
Purtroppo le vicende che ruotano intorno al mondo degli immigrati sono tutte riconducibili a tre fattori: il business, il malaffare e la mala accoglienza.
A livello locale troppo spesso le manifestazioni di protesta, più o meno pacifiche, dei cittadini contro l’apertura di nuovi centri di accoglienza si accompagnano ad aggressioni razziste nei confronti dei richiedenti asilo politico… a volte gravissime.
Da tempo Ministero ed Anci hanno iniziato a lavorare ad nuovo progetto di accoglienza concordando, a dicembre del 2016, l’avvio del Piano nazionale di Riparto dei richiedenti asilo.
Il piano si basa sulla ripartizione proporzionale dell’accoglienza rispetto al numero dei cittadini residenti, che genericamente si quantifica su circa 2,5 posti di accoglienza ogni 1.000 residenti, con le necessarie modifiche per i piccoli Comuni, i capoluoghi sedi delle Città Metropolitane e le zone terremotate.
I Comuni che aderiranno allo Sprar saranno tutelati da ulteriori invii e la loro è un’adesione volontaria che prevede incentivi di natura economica e la garanzia di proporzionalità delle presenze rispetto alla densità abitativa.
Il Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) è il sistema pubblico di accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale, costituito da una rete di enti locali che accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, per realizzare interventi di “accoglienza integrata” sul territorio. Lo Sprar è coordinato da un Servizio centrale affidato all’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e costituisce una delle poche esperienze italiane di coordinamento nazionale delle politiche pubbliche in materia di accoglienza e inclusione sociale dei cittadini stranieri. Tra l’altro vede un’articolazione decentrata sul territorio e la collaborazione in rete tra istituzioni nazionali, enti locali e organizzazioni della società civile.
Negli ultimi giorni molti Sindaci ed amministratori dei Castelli Romani si sono recati, su convocazione da parte della Prefettura di Roma, a Palazzo Valentini per essere messi al corrente dei dettagli relativi al piano stesso e all’eventualità di aderire allo Sprar, ma la carenza delle candidature al bando Sprar 2016/2017 ha fatto sì che sui 10.000 posti per i quali erano stati stanziati dei fondi, solo 4.300 verranno soddisfatti.
Il Sindaco di Ciampino Giovanni Terzulli nella trasmissione Officina Stampa del 16 febbraio u.s. ha dichiarato che l’amministrazione che rappresenta ha, sin dall’inizio, recepito l’appello del Prefetto Gabrielli accogliendo 80 richiedenti asilo presso l’ex Ostello di Casale dei Monaci.
La gestione della struttura è stata affidata alla municipalizzata Asp, in collaborazione con la Croce Rossa che monitora direttamente le attività degli stessi migranti.
Pertanto, alla luce del fatto che, ad oggi, non si sono verificati casi preoccupanti, si potrebbe pensare ad integrarne il numero fino ad arrivare ad un totale di 150 ospiti se si considera che gli abitanti di Ciampino sono 39 mila.
La scelta dei Comuni di aderire allo Sprar consente loro di diventare i protagonisti di questo progetto che mette, chi li governa, nelle condizioni di monitorare l’integrazione sociale e la sicurezza che non sono avulsi l’uno dall’altro, ma strettamente correlati se si considera che, se il rifugiato viene adeguatamente e dignitosamente accolto, la cittadinanza sarà salvaguardata.