Dialogo con i cittadini e muro contro chi sta governando

 

Il candidato sindaco della lista civica “Città in Comune”, Alessandro Porchetta (NELLA FOTO), tira le somme e fa un bilancio delle attività, sinora svolte dall’amministrazione, lamentando una totale assenza di collaborazione.

 

La sua candidatura alle ultime ammnistrative come candidato a Sindaco è riconducibile alla lista civica “Città in Comune”. Vuole illustrarci le sue finalità?
<<Città in Comune è un movimento politico ormai consolidato che nasce formalmente prima delle ultime elezioni amministrative. In realtà il nostro percorso ha radici molto più profonde, nasce dall’impegno di molti singoli, associazioni e forze politiche per il referendum in difesa dell’Acqua pubblica. Città in Comune è uno spazio plurale e aperto, dove si discute e si elaborano proposte per una diversa idea e gestione della città pubblica. Siamo in una realtà in cui sembra impossibile immaginare, e tanto meno realizzare, proposte alternative rispetto ad uno sviluppo urbano governato dalla rendita fondiaria e dalla “messa a valore” del territorio. Ma non è affatto impossibile, si può fare. Invito tutti a rileggere quello che abbiamo proposto per l’IGDO o quello che abbiamo scritto sulla Variante di Via Reverberi.
Bisogna ripartire dal basso, dall’ascolto delle esigenze delle persone e dei loro problemi perché solo in questo modo si può provare a dare una risposta alle emergenze sociali e ai bisogni, dobbiamo costruire insieme una radicale alternativa politica. Per noi fare politica è soprattutto condivisione di idee e valori, una modalità estranea ai grandi partiti ma fondamentale per costruire una comunità cosciente, in grado di mobilitarsi. C’è bisogno di elaborare nei territori un’alternativa ai diktat che arrivano dall’alto, in primis dalla UE e dai governi centrali. “In basso a sinistra” per noi non è uno slogan ma una azione quotidiana>>.

 

La sua attività politica è spesso riconducibile a quella svolta da “Officine Civiche”. Tra le due realtà si può ravvisare una naturale continuità in termini politici?
Con Officine abbiamo un importante rapporto politico perché stiamo condividendo un percorso fatto di battaglie concrete, su temi importanti per la città. Abbiamo più volte condiviso momenti di “resistenza” urbana in opposizione alle pessime scelte di questa amministrazione comunale. Abbiamo costruito insieme il corteo per l’”IGDO Bene Comune” e diversi “Consigli Cittadini” pubblici, dove abbiamo dialogato a microfono aperto sulla città e con la città.
Certamente continueremo a farlo perché c’è bisogno di pensare e costruire una alternativa politica seria. Vogliamo sviluppare sul territorio questa alternativa insieme ad Officine e a tutte quelle realtà che condividono con noi questa esigenza: tra tutte l’associazione Ciampino Bene Comune, il collettivo di cinema sociale Fujakkà ed il movimento RibellArti, che sta catalizzando la partecipazione di tante ragazze e ragazzi sul tema dell’assenza di spazi sociali e culturali. A marzo vogliamo costruire insieme a loro un nuovo momento pubblico condiviso, di discussione ma anche di festa e di autofinanziamento. Nel rispetto delle differenze e dell’autonomia di ciascuna realtà abbiamo l’obiettivo di confrontarci per costruire un fronte comune che abbia l’ambizione di governare il cambiamento. Le esperienze di Napoli, Latina in Italia ma anche di Barcellona in Europa ci dicono che questo è possibile se si lavora seriamente>>.

 

Il suo è un percorso politico che nasce già precedentemente alle ultime elezioni del 2014. Cos’è che la spinge a perseguire questa strada occupandosi, attivamente, di tutte le problematiche relative al territorio?
<<La politica è per me semplicemente una esigenza, non c’è altra possibilità. O meglio, l’alternativa c’è ed è quella di chiudersi in casa, rinunciare all’agire collettivo e lamentarsi sui social network di quanto è brutto il mondo. Non mi sembra un’alternativa allettante>>.

 
In questi due anni di governo Terzulli sono emerse problematiche di un certo spessore per le quali la vostra associazione si è esposta con determinazione. In merito all’Igdo e alla sua acquisizione da parte di un privato cosa ne pensa?
<<Pensiamo quello che abbiamo scritto e denunciato più volte. Sono state raccontate molte bugie ai cittadini, prima fra tutte l’assenza di denaro nelle casse del Comune… Dopo poco meno di un anno si trovano però oltre due milioni di euro per salvare l’ASP! Per carità, giustissimo salvare l’azienda ed il lavoro ma le bugie hanno le gambe corte. La nostra maggior critica è la subalternità politica dimostrata dal soggetto pubblico, il Comune, nei confronti del soggetto privato. Il Comune ha rinunciato a giocare un ruolo attivo, ha abdicato alla sua funzione ed ora la palla è in mano ad un soggetto privato che, da una posizione di forza, proporrà la sua idea di “riqualificazione urbana”. La partita per noi non è assolutamente finita, sono mesi che chiediamo un confronto pubblico sul tema; se questi signori pensano di imporre scelte che andranno a gravare sulla già bassa qualità della vita cittadina ci troveranno ancora in piazza. Anche se è in mano ad un privato, l’IGDO rimane un Bene Comune della città e i cittadini devono poter discutere nel merito di un eventuale progetto e decidere se accoglierlo o meno>>.

 

Il processo di cementificazione rappresenta una delle note dolenti che spesso vengono contestate all’attuale amministrazione. Nei confronti del Piano Integrato di Via Reverberi come vi ponete?
<<Su Via Reverberi parlano le osservazioni che abbiamo prodotto, le assemblee che abbiamo lanciato. Purtroppo abbiamo ricevuto controdeduzioni poco chiare, che non entravano nel merito delle questioni sollevate. Oggi stiamo valutando altre strade da percorrere. Tra l’altro ricordiamo che proprio in concomitanza con le osservazioni al Piano integrato abbiamo raccolto le firme di 300 cittadini per la presentazione di una delibera di iniziativa popolare che chiede un “censimento del cemento” nel nostro comune. Uno strumento fondamentale che normalmente andrebbe utilizzato in un paese civile: censire il cemento presente in città cosi da poter elaborare nel futuro un piano regolatore – l’attuale è appena scaduto – che tenga conto dell’esistente e dei bisogni dei cittadini (verde pubblico, servizi, etc.). Proposta mai calendarizzata e mai discussa, in barba ad ogni regolamento comunale. Per questo abbiamo appena scritto al prefetto chiedendo che si faccia carico della calendarizzazione della proposta>>.

 

Può dirci se si è instaurato tra voi e le istituzioni locali un rapporto collaborativo?
Non ci sono margini di alcuna collaborazione con chi va dritto per la sua strada, nel solco delle politiche tracciate da governo nazionale Renzi/Gentiloni. Noi abbiamo fatto tante proposte, nessuna è stata mai recepita né discussa seriamente. Ciampino Bene Comune aveva ricevuto una tiepida apertura rispetto la possibile acquisizione a patrimonio pubblico dell’area nota come “Parco del Muro dei Francesi”, venuta alla luce con la scoperta di un incredibile patrimonio storico ed archeologico. Anche su questo tutto tace. È evidente che non c’è alcun margine per dialogare con chi ragiona e governa la città in questo modo>>.