LAVORO? ECCO I GIOVANI ITALIANI CHE CE LA FANNO

 

Presentato dal Censis, nella prima settimana di novembre, il Focus sul lavoro Censis-Confcooperative.

 

Se i Neet (Not (engaged) in Education, Employment or Training , i giovani nella fascia d’età 15-29 anni che non studiano e non lavorano, Ndr) si sono guadagnati loro malgrado gli onori della cronaca occupazionale degli ultimi anni, ora ci sono anche i giovani che qualcosa riescono a combinare. Sono infatti 175mila gli Eet che hanno battuto la crisi inventandosi un lavoro e facendo impresa.
In quali settori? Soprattutto informatica e servizi alle aziende, ma anche ristorazione e gestione di alloggi per vacanze.

 

I numeri:

Complessivamente i giovani di 15-29 anni che lavorano sono 2.630.000 e valgono il 2,8% del Pil. Numeri alla mano, i giovani che lavorano valgono 46,5 miliardi di euro (appunto, il 2,8% del Pil). E, dicevamo, sono 2.630.000, pari all’11,7% degli occupati complessivi, e incidono sui redditi da lavoro per il 7,3%.

 

Il costo dei Neet:
21 miliardi di euro di perdita di produttività invece per la categoria che fa da contraltare. I Neet sono 2.349.000, quindi comunque meno dei più fortunati Eet. L’aumento rispetto al 2007, quando erano 1.788.000, è stato rilevante, oltre il 30 per cento, col picco più alto raggiunto nel 2014. Il mancato inserimento dei Neet nel mercato del lavoro si traduce per l’Italia in un costo per perdita di produttività di circa 21 miliardi di euro, pari all’1,3% del Pil.

 

Ecco gli Eet:
I giovani che ce la fanno, vincono la crisi con servizi avanzati e web. Oggi i titolari d’impresa giovani sono 175.000, di cui il 24,7% presente nel Nord-Ovest, il 15,7% nel Nord-Est, il 18,5% nelle regioni centrali, mentre nel Mezzogiorno la quota raggiunge il 41,1%.

 

Investire in istruzione conviene:
Oggi il 43,5% di chi si è diplomato nel 2011 lavora e, fatto 100 il totale di chi lavora, il 25,3% è occupato con un contratto a tempo indeterminato e il 33,8% con un contratto a termine. L’11,5% ha scelto la strada del lavoro autonomo, mentre l’8,7% ha dichiarato di lavorare senza contratto. In termini economici, sono i dipendenti a tempo indeterminato a ottenere il livello retributivo più elevato, con un importo pari a 1.100 euro, mentre chi lavora come autonomo guadagna in media 811 euro. Nel 2015, a quattro anni dalla laurea, il 72,8% dei laureati di I livello ha dichiarato di lavorare, i laureati magistrali all’83,1% del totale.

 

Gli effetti della crisi:
La crisi ha colpito duro in questi anni. Nel 2007 si contavano 3.758.000 occupati nella fascia d’età 15-29 anni, nove anni dopo erano diminuiti a 2,6 milioni, con una perdita di 1,1 milioni. Una riduzione notevole, anche scontando la diminuzione della popolazione giovane, che nel periodo 2007-2015 è calata del 2,6%. Si è anche modificata la struttura dell’occupazione giovanile in base al titolo di studio. Nel 2007 il 31% degli occupati giovani possedeva un titolo di studio fino alla licenza media. Questa percentuale oggi è scesa al 22,5%. Gli occupati con il diploma passano dal 56,9% al 60,4%, ma più consistente è l’ampliamento della base occupazionale con la laurea, che cresce negli otto anni di 4,7 punti percentuali.