
A primavera, in una giornata tiepida e soleggiata di aprile, è più piacevole che mai imbattersi nel professor Heriberto Ricottini, docente e preside del Kennedy di Frascati, che col solito calore ci accoglie nel suo ufficio, davanti ad una fumante tazza di thè. Man mano che questa si raffredda, le chiacchiere si rincorrono, ed ecco che ne esce una piacevole conversazione sul mondo della Scuola oggi, sulla sua di scuola e sull’universo di quei valori e principi che stanno alla base del Kennedy di oggi e che saranno le fondamenta del Kennedy di domani.
Una scuola con ben 5 indirizzi diversi. Il Kennedy si adegua ai tempi ed ha la capacità di rinnovarsi continuamente. È questo il segreto del vostro successo?
<<Bisogna vedere cosa intendiamo per successo. Sicuramente il successo non lo dà il numero di iscritti, che comunque aumenta di anno in anno, come non sta nel numero di indirizzi, che pure aumentano. Il successo sta nella crescita dei ragazzi, nel servizio sempre più attuale che riusciamo a dare. Cinque indirizzi non perché sia cambiata la Scuola italiana, ma perché sono cambiate le persone, i giovani. Siamo passati da un modello di Scuola molto più strutturato, statico, capace di dare una formazione attraverso la cultura ed il sapere ed anche i valori, ad un modello più dinamico. Una Scuola che deve essere in grado dare non solo gli strumenti di crescita, ma anche di capacità sociale, per stare in mezzo alla gente…ma anche capacità di poter compiere gli studi come una preparazione ad una formazione. Registriamo con molta soddisfazione l’elevato numero di studenti che, passati dal nostro Liceo Scientifico, concludono poi con successo il percorso universitario. Ma abbiamo pensato anche ad altri indirizzi, come il Liceo delle Scienze Umane, in grado di fornire una formazione più spiccatamente professionale, utile per approcciare da subito il mondo del lavoro>>.
E come nascono, negli anni, il Liceo Sportivo e l’Istituto Alberghiero?
<<Lo sport non è un gioco, come lo si intendeva nella vecchia società tanto statica e strutturata. Lo sport è da intendere come la nuova società, quella attuale e del divenire, che vede lo sport come il risultato di uno studio armonico e scientifico, perché oggi lo sport è cultura e scienza. Il Liceo sportivo è pensato per tutti quegli studenti, sportivi, che vogliono vivere la loro futura professione lavorativa all’interno di un’azienda dello sport che in fondo, nel bilancio nazionale, rappresenta un terzo delle filiere produttive italiane.
Insieme alle filiere dell’accoglienza, della ristorazione e della gastronomia d’altronde. Un tempo, lo studente che rinnegava un percorso di studi per lui arduo, spesso ripiegava sull’istituto professionale. Oggi non è più così. Oggi la professione alberghiera, della ristorazione, prevede una preparazione assolutamente moderna e profonda. Il cameriere non è più il porta piatti di venti anni fa, ma un professionista dell’accoglienza e della vendita, deve avere quella formazione psicologica che solo materie come Psicologia generale o Tecniche della Comunicazione insegnano in un professionale alberghiero. Quindi l’Istituto Alberghiero non è più il rifugio di chi non aveva intenzione di affrontare un percorso scolastico impegnativo, ma di quei ragazzi che vogliono avere una vita professionale seria e apprezzata, nell’ambiente della ristorazione>>.
Cosa ricerca uno studente nella tua scuola e cosa chiede in cambio il Kennedy allo studente?
<<La nostra risponde ad un modello di Scuola gioiosa, ergonomica, aperta, dove al centro c’è il ragazzo e la sua crescita. Dove il rispetto dei valori è al primo posto, subito dopo viene la preparazione culturale. Noi offriamo insegnanti preparati e con delle grandi qualità morali. Cosa chiediamo noi ai ragazzi? Accogliamo chiunque, qualunque sia il suo livello di partenza, purché abbia la voglia di rimboccarsi le maniche, e quindi crescere e di migliorare. Noi abbiamo delle regole che vanno rispettate. La prima è l’obbligo di frequenza, tutti i giorni. La frequenza è fondamentale e telefoniamo a casa per ogni giorno di assenza. Poi chiediamo la puntualità, la serietà e, importantissimo, il divieto assoluto del fumo. In caso di fumo, da noi c’è l’espulsione dalla scuola. Questo perché la Scuola è anche formazione e, come nell’ambiente lavorativo, non si può interrompere il lavoro, e quindi la formazione, per andare a fumare. Attraverso il rispetto di questa norma noi facciamo levigare la roccia. Il ragazzo arriva come una roccia informe e, attraverso la Scuola, deve levigare la sua forma, per diventare qualcosa di bello ed armonioso. Il rispetto delle nostre regole è ciò che i ragazzi devono dare in cambio a tutte le attenzioni e le cure che offrono i nostri docenti>>.
Il docente ideale del Kennedy quali caratteristiche deve avere?
<<Prima di tutto una grande umiltà. Non si riesce ad insegnare nulla ai giovani, se non si è disposti ad imparare da loro. L’insegnante troppo spesso crede di poter giudicare i giovani, non rendendosi invece conto che è il giovane a giudicare lui. E se lui non è all’altezza, il giovane decide di non imparare nulla da lui>>.
E quali non deve avere?
<<Qui non può lavorare un docente che non sa ascoltare i giovani ed i colleghi, un docente che crede di sapere tutto, che non è disposto a mettersi in gioco. I nostri insegnanti non devono illudersi, non devono avere la presunzione di essere loro a giudicare i ragazzi>>.
Nel ripensare alla lunga storia e tradizione di questa istituzione, quali ritieni siano stati i momenti da ricordare con orgoglio?
<<Con orgoglio ne ricordo pochi, anche perché credo che i tanti successi non siano merito mio. Noi siamo servitori, che stanno qui a portare avanti un lavoro e dei principi. Mi ricordo più che altro tanti momenti, ma con commozione. Mi commuovo ogni volta che viene qualche mio ex alunno, a distanza di anni, ad annunciarmi la sua laurea. Questo mi commuove: ragazzi che magari spariscono per cinque anni, ma che poi tornano per parteciparmi un momento della loro vita così importante per loro>>.
Come immagini il Kennedy del futuro?
<<Più che immaginare, ci impegniamo affinché il Kennedy del futuro sia un luogo in grado di riuscire a trovare, ancora di più, la capacità, anche pedagogica e di comunicazione, di far crescere questi miei ragazzi forti, liberi e felici>>.