La “Buona Scuola” secondo il prof. Ricottini

 

Professor Heriberto Ricottini (NELLA FOTO), preside dell’istituto Kennedy di Frascati, ma anche e soprattutto docente, dottore di ricerca con anni di insegnamento tra istituti superiori ed università. Una figura del mondo professorale che da sempre ha voluto fare della sua professione una missione, un esempio…quell’esempio che i docenti del suo istituto non faticano a seguire quotidianamente.

 

Lo abbiamo incontrato in occasione di queste festività natalizie, per parlare di Natale, dei suoi ragazzi, ma anche dello stato di salute di una Scuola italiana sempre troppo maltrattata.

 

Preside Ricottini, che anno è stato il 2016 per il Kennedy?
<<Un anno eccezionale, abbiamo completato il vecchio anno scolastico a luglio con degli ottimi risultati ma, soprattutto, con una condizione che per me è fondamentale: la coscienza di crescita culturale nel liceo, di crescita professionale negli indirizzi nuovi come l’alberghiero. Oggi il Kennedy è una scuola matura, ha quasi trent’anni qui a Frascati. Il mio orgoglio è aver visto tanti ragazzi intraprendere poi percorsi universitari o professionali ma, ancora più, vedere di recente ragazzi assunti dalla filiera produttiva – parlo dei ragazzi del professionale alberghiero – ancor prima di finire il proprio percorso scolastico>>.

 
Il Kennedy lo abbiamo imparato a conoscere come la scuola dei valori: dopo trent’anni sul territorio qual è il vostro segreto?
<<Non considerare la classe, ma ogni singolo alunno. Come la famiglia con tanti figli, in cui ogni figlio è il mondo. La Scuola, in generale, oggi è cambiata…>>.

 
Cambiata, certo, ma infatti le volevo chiederle proprio, per allacciarci all’attualità anche politica, che scuola ci viene consegnata dalla cosiddetta riforma della Buona Scuola.
<<Ogni riforma ha un duplice aspetto: quello dell’incertezza che deriva dal cambiamento, qualunque esso sia e quindi dell’instabilità, se questa riforma va a destabilizzare quanto consolidato in precedenza. Poi, se questa riforma la sia accetta con lo spirito di chi vuole rinnovarsi, e vuole trovare il nuovo nel già saputo ed il bello nel nuovo, allora, diventa comunque positiva, così come gli ostacoli. Chiara Lubich diceva che ogni ostacolo è giovamento: l’ostacolo arriva, bisogna vedere come lo si affronta. La riforma alla fine rivede aspetti per lo più amministrativi e gestionali, poco didattici. Io credo nell’insegnamento, nella dignità professorale, che ha sempre tenuto viva la scuola. La scuola è qualcosa di magico e completamente diverso da qualsiasi altra realtà aziendale. Nonostante i ministri, le riforme, i tagli, la scuola ogni settembre è lì, ricomincia il proprio anno e tutti gli insegnanti sono lì a fare lezione, nonostante tutte le difficoltà. La nostra, come insegnanti, è una missione, un credo, una passione>>.

 
Se potesse dare lei un consiglio ad un riformatore: come si restituisce dignità alla scuola, ai suoi docenti…come si tutela la formazione dei ragazzi.
<<C’è da riformare la società in primis. Ridisegnarla nei ruoli, con la propria etica e la propria morale. Ora c’è troppa confusione di ruoli. Ferrarotti dice che la società è un gran palcoscenico, dove tutti si muovono impazziti alla ricerca di un ruolo da primattori. La scuola è peggiorata, come è peggiorata la società ed un po’ tutto. Negli anni ’70 sono entrate in sofferenza le tre grandi agenzie di socializzazione: famiglia, scuola e chiesa. La nostra crisi attuale deriva in parte da lì. E tornando alla figura dell’insegnante, un ministro non dovrebbe vedere a questa figura come solo ad un lavoratore, è qualcosa di più. È difficile che un insegnante protesti: questi spesso lavorerebbe anche gratis, perché in esso, da subito, si instilla la passione per la propria professione, l’amore per l’insegnamento. È come un genitore, nasce con una missione interiore, vede il mondo da un’ottica diversa. Ma gli va restituito un ruolo centrale, quella dignità che troppo spesso viene calpestata da ingerenze esterne come da quella confusione a cui accennavo prima. La scuola però deve esser fatta di insegnanti e non deve essere il rifugio di chi cerca un lavoro>>.

 
Torniamo al clima natalizio: cosa augura ai suoi studenti per il 2017?
<<Gli auguro e mi impegnerò affinché nei loro cuori torni la poesia. Non sfama dalla fame, ma può salvarci dalla guerra. Mi auguro che questa poesia gli porti sensibilità, quella necessaria per vedere e comprendere>>.

 
Quale regalo ricorda da parte di un suo studente, che l’ha particolarmente colpita e quindi apprezzato?
<<Proprio qualche giorno fa sono venuti a trovarmi un ragazzo ed una ragazza che si diplomarono qui da noi molti anni fa. Due ragazzi che hanno fatto il percorso scolastico insieme, che si sono laureati insieme, che poi si sono sposati tra loro ed oggi hanno una bella famiglia. Mi hanno portato un rosario acquistato ad Assisi, dove porto i ragazzi tutti gli anni in pellegrinaggio. Questi due ragazzi si innamorarono e fidanzarono proprio in quella lontana giornata ad Assisi. Per l’ultimo 8 dicembre sono tornati ad Assisi coi loro bambini e, una volta lì, hanno pensato a quei tempi, a me…e mi hanno regalato questo rosario che per me ha un valore inestimabile. Mi ha fatto riflettere sul peso della responsabilità: a volte possiamo essere quel luogo dove tante persone impostano la loro vita, costruiscono i loro sogni>>.
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