La marcia su Roma per salvare il clima?

 

Ero a pranzo con mio nonno quando al TG passa il servizio sullo sciopero studentesco del 27 settembre a favore del clima.
Fisso le immagini impresse dal vecchio tubo catodico sullo schermo, centinaia di studenti in marcia su Roma, tutti a manifestare per il “Friday for future”. Guardo lo schermo pieno di giovani che scioperano e non vanno a scuola per difendere il proprio futuro. Guardo mio nonno, un arzillo vecchietto classe 1935, che a scuola non è andato dopo la seconda elementare, impedito dai bombardamenti della guerra, vivendo nei pressi di quel Montecassino dove passava la linea Gustav.

 

Guardo meglio quei ragazzi che scioperano, guardo più attentamente mio nonno, che nel frattempo segue distratto il TG, è più intento ad offrirmi il vino che a star dietro a quello strumento del progresso. Guardo bene e penso che qualcosa non torna proprio…
Sullo schermo dei giovani scioperano dalla scuola per difendere i propri diritti, al tavolo un vecchietto analfabeta avrebbe fatto i salti mortali per poter usufruire del servizio scolastico.

 

Qui mi sovviene il primo dubbio: la scuola è un servizio erogato dallo Stato o un servizio offerto allo Stato? Ho sempre creduto che la scuola fosse un servizio erogato dallo Stato, ma la manifestazione dei giovani studenti mi lascia presagire la possibilità di un errore, sarà colpa dell’Alternanza scuola-lavoro, tuttavia ormai gli studenti percepiscono la scuola più come un servizio offerto alla collettività (per giunta non retribuito) che un servizio offerto dalla collettività.

 

Volendo abbandonare i cavilli di forma decido di concentrami sulle analisi dei contenuti della manifestazione: dei giovani guidati da un’icona adolescente di nome Greta Thunberg decidono di manifestare in difesa della natura, perché la politica non stia più a guardare. Questi giovani accusano le generazioni che li hanno preceduti di avergli rubato il futuro… è qui che torno a guardare mio nonno, sempre più intento alla convivialità familiare e indifferente al servizio del TG. Lo guardo mentre mi vuole far assaggiare un prosciutto che un suo nipote ha fatto a Monte San Giovanni Campano. Lo guardo e provo ad immaginare come lui possa essere responsabile di questa immane rapina del futuro dei giovani. Lui che si è sempre vantato di esser vissuto negli anni del boom economico e di aver contribuito, nonostante i suoi scarsi mezzi, a quella rinascita. Lui che non beve in bicchieri di plastica, non usa il sacchetto dell’umido perché gli scarti li mangiano le “gallinelle”, non conosce il cellulare o il rasoio elettrico, scende ancora dal suo “apetto” (piccolo motocarro) per aprirsi il cancello…

 

Intanto nello schermo proseguono le immagini della fiumana umana di giovani, organizzatisi su whatsApp o facebook, pronti a mettere le loro immagini su Instagram, giovani che pranzeranno al McDonalds o al Burger King, che confondono un servizio erogato per uno dovuto, giovani che accusano chi li ha preceduti senza esser in grado di rinunciare ai comfort di quella società consumistica che inquina, senza esser in grado di attuare l’unica rivoluzione possibile: cambiare se stessi!

 

Infine, guardo l’orologio, si è fatto tardi, saluto mio nonno che come sempre si rattrista, ma devo andare, ho un appuntamento dal concessionario per comprare una macchina ibrida, il mio vecchio motore diesel tra un po’ non potrà più circolare.
Avanza l’industria ecologista coadiuvata dagli scioperi dei giovani mentre circa 60 mila cargo, navi portacontainer, solcano i nostri oceani. Attualmente le navi portacontainer trasportano circa l’80% del commercio mondiale e vengono alimentate da un olio combustibile chiamato bunker oil, combustibile non raffinato. Ogni cargo sembra inquini quanto 50mln di macchine, da un rapido ed approssimativo calcolo circa 15/20 cargo inquinano quanto il parco auto mondiale.

 

Mentre lo zolfo e l’ossido di azoto riempie i cieli del libero mercato, saluto mio nonno per andare a vedere la macchina elettrica, prima però mi fermerò dal fornaio a comprare un filone di pane prodotto con grani canadesi, pieni di glifosato… forse comprerò la macchina elettrica, ma non credo di poter salvare il mondo. Greta, ti prego, non farmene una colpa.