
Non dobbiamo andare troppo lontano per scoprire l’agghiacciante mondo dei matrimoni precoci e delle infanzie rubate. Basta infatti allontanarsi dal centro storico della Capitale e addentrarsi nei campi rom e gli insediamenti abusivi ai margini delle periferia romana.
A lanciare questo triste appello è l’Associazione 21 Luglio che ha monitorato otto diverse realtà abitative, di cui 7 baraccopoli e un’occupazione, sulla base di 3003 intervistati tra il 2014 e il 2016.
In termini statistici l’entità dei numeri mondiali è pari a 15 milioni di ragazze che si sposano prima della maggiore età, praticamente 37.000 ogni giorno per una media di una ogni 2,5 secondi.
Il fenomeno è particolarmente diffuso in paesi come il Niger e Mali e nella Repubblica Centro Africana, mentre in Italia non esiste un dato che quantifichi, realmente, la sua diffusione, se non si puntassero i riflettori su dei gruppi minoritari riconducibili alle comunità rom e/o famiglie di recente immigrazione.
Lo studio condotto da 21 Luglio ci pone invece di fronte ad una realtà “italiana” in cui i baby sposi, per il 72%, hanno un età compresa tra i 16 e i 17 anni mentre la restante percentuale è costituita da coniugi di età compresa tra i 12 e 15 anni.
Ma non dobbiamo incorrere nell’errore di stereotipare il fenomeno ed associarlo, quindi, ai matrimoni forzati e combinati. Quello che succede nelle baraccopoli, nel 49% dei casi, è il frutto di scelte consensuali, di matrimoni celebrati con formule non legali ma socialmente riconosciute e con una differenza di età che si aggira, mediamente, intorno ai tre anni.
Ma qual è il fattore scatenante che induce, questi adolescenti, a sposarsi così precocemente? Disillusione e fallimento scolastico sicuramente gli elementi trainanti a cui, si susseguono, concrete difficoltà nel seguire percorsi formativi ed educativi.
Quindi il matrimonio resta l’unica alternativa che hanno per sopperire ad un disagio sociale e che gli consente di impegnarsi in qualcosa di concreto come mettere su famiglia.
Un dato di fatto ritenuto, dall’Associazione 21 luglio, preoccupante. Il risultato di politiche amministrative sbagliate che non hanno incentivato l’integrazione delle comunità rom, per le quali, nonostante il piano di superamento dei campi approvato dall’attuale giunta capitolina, ancora non vi è nessuna certezza.