Rigenerazione urbana: lavorare per una legge ben fatta

 

Il Consiglio regionale sta affrontando in questa fase – è all’ordine del giorno della competente Commissione consiliare, la sesta – la proposta di legge relativa alla “rigenerazione urbana”, presentata dalla Giunta con il n. 365 del 2 febbraio 2017.

 

Il provvedimento intende disciplinare in maniera settoriale e specifica la questione dei fabbricati che presentano significativi livelli di degrado, di fatiscenza o, comunque di inadeguatezza rispetto alle normative attuali per ciò che riguarda la tenuta antisismica, il risparmio energetico, la sicurezza in generale: offre la possibilità di demolire e ricostruire il fabbricato con un significativo premio di cubatura, tra il 20 e il 30%. Un’operazione che non va confusa con il recupero del patrimonio edilizio esistente, che riguarda prevalentemente gli immobili siti nei centri storici, mentre la rigenerazione si rivolge soprattutto al patrimonio immobiliare al di fuori dei centri storici.

 

C’è da sperare che la Commissione prima, e il Consiglio regionale poi, svolgano un buon lavoro di approfondimento per produrre una legge ben fatta: siamo troppo abituati a leggi urbanistiche di carattere episodico, tra sanatorie e piani casa. Il patrimonio edilizio esistente – tutto, sia quello dei centri storici, sia quello più recente – ha bisogno di una normativa completa che guidi gli interventi e rimetta in moto un interesse economico a migliorare gli edifici esistenti e/o a recuperarli ad un uso adeguato alle esigenze odierne.
Definire bene gli interventi di rigenerazione e stabilire procedure d’intervento che i comuni possano applicare in modo chiaro e semplice, senza gravosi costi procedurali, superando gli schematismi e le rigidità che da sempre ingessano l’attività urbanistica ed edilizia: questo ci aspettiamo dal dibattito in Commissione e in Consiglio, questo è quello che serve.

 

Ma questa legge rappresenta anche l’occasione per dotare il Lazio di un quadro normativo di intervento per il recupero del patrimonio edilizio esistente, soprattutto nei centri minori, così marcatamente segnati dalla marginalizzazione economica, di cui ci accorgiamo solo a disastri avvenuti: terremoto del 24 agosto docet. Essa deve cogliere l’occasione per fare in modo che torni ad essere economicamente conveniente recuperare il patrimonio edilizio dei centri minori, agendo su tre aspetti: lo sgravio fiscale per le tasse, dirette ed indirette, afferenti gli interventi di recupero; l’introduzione di deroghe normative ai limiti minimi per altezze e superfici per l’abitabilità e l’agibilità; il sostegno finanziario mediante ricorso alle previsioni dei Programmi operativi dei fondi strutturali europei e con fondi propri della Regione.

 

L’Associazione dei comuni del Lazio – Anci Lazio – si è fatta carico di rappresentare queste esigenze alla Commissione in sede di audizione. Occorre che altri raccolgano queste proposte per fare massa critica e sensibilizzare opportunamente il Legislatore regionale. D’altra parte tanti anni di disattenzioni e di incuria verso i territori rurali e montani, sempre più gravemente afflitti da marginalità economica e da spopolamento, potrebbero giustificare l’impegno odierno e l’attenzione del Legislatore regionale.