
Il Camping River è stato sgombrato, chiuso, nonostante la sospensiva della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che pretendeva la precipua individuazione di alloggi alternativi. Alle 13 di stamattina, dopo l’intervento di decine di autopattuglie e blindati di Polizia, Carabinieri e Municipale, la baraccopoli di via Tiberina era sgombra, come atteso dal programma capitolino.
L’emergenza igienico-sanitaria ha giustificato l’attuazione delle sgombero in barba al pronunciamento della Corte Europea e permette a Matteo Salvini di esultare su Twitter con: “È in corso lo sgombero del campo Rom Camping River di Roma. Legalità, ordine e rispetto prima di tutto!” – https://t.co/0lrPhjHTlO pic.twitter.com/9GII9EWwz5 — Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 26 luglio 2018
Lo sgombero è avvenuto del tutto pacificamente, con la protesta dei rimasti senza alloggio al di fuori del cancello della struttura. Alla prima famiglia, di 5 persone, che ha lasciato il Camping River per trasferirsi in una struttura di accoglienza offerta dal Comune, si sarebbero aggiunte altre 20 persone disposte a trasferirsi in centri di accoglienza. Altre 10 persone invece, negli ultimi giorni (oltre alla decina già partite ed alle altre 5 prossime a farlo) hanno accettato il rientro volontario assistito nel loro paese di origine.
Restano fuori dal cancello circa 250 persone, con bambini e anziani, che ad oggi non sanno dove andare. Situazione già vista e che non dovrebbe lasciar cantare vittoria a nessuno, visto che queste persone una sistemazione la dovranno trovare e, come sempre è accaduto, la troveranno in una nuova area nella quale sorgeranno le stesse identiche problematiche di sempre.
La questione va, tanto per cambiare, risolta a livello europeo, anche perché parliamo di individui europei. La chiusura del River, con l’occupazione di nuovi spazi e con tutto ciò che ne conseguirà, ricadranno come sempre a danno di quella parte di collettività che si ritroverà giocoforza a vivere a stretto braccio con quel che resta di questo sgombero…