
Tantissime lodevoli iniziative, di paese in paese, non fanno una strategia per cogliere le opportunità del turismo del XXI secolo per i Castelli Romani e, soprattutto, non spostano di un euro il nostro prodotto interno: occorre la consapevolezza che il campo di battaglia è largamente cambiato rispetto ai decenni precedenti e che i punti di riferimento del turista si sono estesi a dismisura.
Ai Castelli Romani ogni comune, ogni paese, ogni proloco, ogni associazione, ogni organizzazione, continua a lavorare per conto proprio. Ognuno mette in campo un tassello che non combacia con quello del vicino, in una babele di linguaggi capaci di confondere anche i più affezionati al territorio, con grande dispendio di risorse umane, tecniche, professionali e finanziarie, che meriterebbero ben altri riscontri.
Questo è il nostro difetto. Questo è il difetto dal quale dobbiamo emendarci, se vogliamo dare una risposta concreta alla voglia di rilancio di un territorio, il cui brand, già da solo, può costituire un punto di partenza di grande consistenza. Senza pretendere di mortificare nessuno, o di togliere spazi, senza abbandonare le buone pratiche delle comunità locali, dobbiamo cambiare paradigma alla declinazione del nostro verbo operativo: occorre fare insieme, occorre costruire reti d’imprese e di associazioni, occorre generare sistemi d’area, occorre pensare ai Castelli come ad un’unica entità territoriale, produttiva, organizzativa, amministrativamente coordinata.
Una impostazione non nuova, che trova molta difficoltà a farsi strada, già indicata da Paolo Portoghesi nel secolo scorso (1982): “La salvezza per i ‘castelli’ può derivare soltanto dalla gelosa conservazione di una identità intessuta di storia, in cui cultura del lavoro e cultura della contemplazione si intrecciano continuamente. Conservazione tuttavia che potrà essere resa possibile solo dal coraggio del cambiamento, dal passaggio da un atteggiamento di pigrizia e di laissez faire a un atteggiamento di attenta progettazione del futuro. Una progettazione che dovrà vedere gli insediamenti attuali come poli di una città diffusa, una città-parco in cui, senza perdere la loro identità, i paesi diventeranno dei quartieri, delle unità complementari, contrapponendo alla metropoli vicina, non una illusoria autosufficienza, ma una competitività e complementarietà basata sul diverso rapporto con la natura”.
Un campo di lavoro di altissima qualità ed un percorso pieno di difficoltà, ma ricco di soddisfazioni, quello che si richiede a Sindaci e classi dirigenti dei singoli comuni, sia politiche che culturali, economiche, professionali. Saremo all’altezza di questo compito?
Ma intanto, in attesa della città dei Castelli Romani, possiamo cominciare a lavorare tutti insieme verso un unico obiettivo, quello del Distretto culturale e turistico dei Castelli Romani? Sarebbe una prima concreta risposta, attraverso due settori strategici, per cominciare a pensare insieme, per intraprendere un percorso positivo di valorizzazione, per fare massa critica adeguata alle sfide di oggi.
Su questo versante misureremo la capacità di fare politica e di governare i processi delle classi dirigenti di oggi, perché i Castelli Romani devono diventare un soggetto politico nel panorama regionale e nazionale e non possono restare solo una semplice espressione geografica.
Ciao, Cristina, sono felice della tua collaborazione con DMO Castelli romani, che oggettivamente sta facendo cose egregie per la promozione della nostra area.
Mi chiedi se li conosco? Certo che sì. Non solo li conosco, ma per alcune attività ho anche intrapreso una collaborazione ed un coordinamento in relazione alle mie competenze di carattere istituzionale.
Cosa ne penso? Tutto il bene possibile: so che lavorano in maniera determinata, anche nel contesto di un protocollo d’intesa tra SBCR, Parco e comunità montana, al quale io stesso partecipai in termini di stesura.
E’ ovvio che come tutte le umane cose anche la loro attività è perfettibile, se vista in un contesto più inclusivo delle varie realtà del nostro territorio. Ma questo fa parte delle cose che ci diciamo negli incontri, anche perché non mi sono mai sottratto al colloquio, al confronto, alla discussione con la quale crescere tutti insieme per il miglioramento della performance del nostro territorio.
Ed ora rispondo all’ultima domanda, non formulata, ma che forse è rimasta nella penna: allora perché non ne hai parlato nell’articolo?
Non ne ho parlato perché la mia riflessione aveva prevalentemente un carattere “politico” ed intendeva parlare alla comunità locale in termini di riflessione politica. Quindi non aveva attinenza con l’argomento la trattazione di aspetti specifici, cosa che ho evitato anche per altre attività o soggetti, che pure fanno un lavoro egregio nel campo turistico.
Ti saluto cordialmente.
Giuseppe De Righi
<<<<<P.S. Ti chiedo la cortesia di mandarmi anche il cognome oltre al nome, così da poter essere sicuro della individuabilità della mia corrispondente. Ti ringrazio se lo potrai fare.
Salve,io sono a conoscenza dell’operato della DMO Castelli Romani che sta svolgendo diverse attività concrete di promozione dell’area.
Lei non li conosce? Se si, cosa ne pensa?
Grazie
Cristina