
Nei giorni scorsi è stata approvata dalla Giunta Regionale del Lazio il Piano d’Assetto del Parco regionale dell’Appia Antica che consente, ai vincoli, di diventare norme condivise da tutti e non di operare più in regime di salvaguardia.
Il piano, definito “Legge quadro sulle aree protette”, è il mezzo attraverso il quale l’Ente stesso persegue il fine di tutelare i valori naturali e ambientali nonché quelli storici, culturali e antropologici tradizionali.
Nell’attesa dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio Regionale, andiamo ad analizzare i principi cardine di questo progetto che costituisce un passo decisivo verso la normalità.
GLI ASPETTI CRUCIALI DEL PIANO
La perimetrazione in primis; ma anche: connessioni ecologiche con altre protette; valorizzazione compatibile del patrimonio archeologico; attività incompatibili e soluzioni per il loro allontanamento e/o sostituzione; relazioni con le infrastrutture stradali e ferroviarie; funzione imprescindibile dell’agricoltura sostenibile; fruizione e ruolo fondamentale, per la città che si affaccia sul parco, di spazi verdi come l’area degli acquedotti, la valle della Caffarella e la tenuta di Tor Marancia.
Nel dettaglio, il fine primario è quello di, in accordo con gli Enti locali, istituire dei piani di risanamento mirati:
• al recupero delle zone urbanistiche più degradate del Parco attraverso processi di delocalizzazione;
• chiudere definitivamente tutte le pratiche giacenti relative agli abusi edilizi;
• aumentare le aree del parco di proprietà pubblica acquisendo i monumenti direttamente pertineti la Via Appia Antica e i terreni necessari per incrementarne la fruibilità;
• ricomporre l’aspetto paesaggistico dell’intera zona attraverso la realizzazione di percorsi sentieristici, anche ciclabili, che favoriscano il godimento dello stesso paesaggio;
• incentivare le attività agricole tradizionali con un occhio di riguardo alle produzioni biologiche che, eventualmente, possano essere veicolate commercialmente con il marchio del Parco;
• recuperare antichi casali che rappresentino dei punti di sosta e ristoro per esaltare le tradizioni dell’agro pontino.